Nel mio lavoro, il paesaggio non è mai una rappresentazione diretta.
È piuttosto una presenza che attraversa il gesto pittorico, trasformandosi in colore, luce e percezione.
L’Isola d’Elba è una parte centrale di questa ricerca. Non come luogo da descrivere, ma come esperienza da restituire. Il mare, la luce e gli orizzonti non vengono riprodotti, ma filtrati attraverso un processo fatto di sovrapposizioni, cancellazioni e nuovi equilibri.
Ogni dipinto nasce da un approccio istintivo.
Il colore si costruisce nel tempo, sovrapponendosi e modificandosi, fino a trovare una propria tensione interna. La superficie pittorica diventa così uno spazio sensibile, capace di trattenere tracce, gesti e variazioni.
In questo processo, il paesaggio perde i suoi contorni definiti e si apre a una dimensione più essenziale. Non si tratta di riconoscere un luogo, ma di attraversarlo.
La mia pittura si sviluppa proprio in questo spazio: tra ciò che si vede e ciò che si percepisce, tra memoria e presenza.
L’Isola d’Elba continua ad alimentare questa ricerca, diventando un riferimento costante e una fonte inesauribile di suggestioni.